Interviste

AI Today con Leo Cascio: AI e personal branding

  • Tempo di lettura: 8 minuti

Buongiorno Leo! Grazie di aver accettato di fare due chiacchiere su AI Today!

Grazie a te, Michele. Per me è un piacere ed un onore contribuire al tuo progetto.

Raccontami: di cosa ti occupi in questo momento? Quale progetto ti appassiona di più?

Per più di vent’anni sono stato (ed in parte sono ancora) un web developer/designer, poi nell’ultimo decennio mi sono allontanato gradualmente dal background tecnico avvicinandomi sempre di più al marketing. Oggi mi occupo soprattutto di branding e personal branding, una strategia ed un percorso che io stesso ho fatto uscendo dal posizionamento da “agenzia” un po' tuttologa ed entrando nella logica della specializzazione. È stato un percorso lungo, tortuoso e pieno di errori, ma che però ha dato i suoi frutti. Ed eccomi qui oggi ad aiutare altri consulenti ed imprenditori come me a fare lo stesso percorso.

Al momento un progetto che mi appassiona molto è quello di lancio di un personal branding per conto di una professionista specializzata in digital project management. Di solito mi occupo di personal branding in ambito b2c, però devo dire che aiutare una (quasi) collega è qualcosa che oltre a lusingarmi mi appassiona moltissimo, forse per l’esperienza nel digital ancora di più.

L’Intelligenza Artificiale vive un momento di fioritura: vediamo questa tecnologia spargersi a macchia d’olio in tutti settori, specie quelli che hanno a che fare con il mondo digitale. Quale ruolo ha l’AI nel tuo lavoro?

Mi occupo di personal branding, dicevo, quindi il mio lavoro riguarda l’analisi delle persone in carne ed ossa, delle loro intelligenze reali, non artificiali. Persone che desiderano essere aiutate nel lancio o rilancio dei loro brand e che prima di tutto vanno studiate - in parte anche in termini psicologici - a tavolino per andare alla scoperta della propria identità, del proprio “chi sono veramente”, del proprio “perchè”, oggi determinante per strutturare bene una strategia fatta anche di contenuti che sappiano anche raccontare questo “io” e questo “perchè”.
Ma il mio lavoro riguarda anche l’analisi dei mercati, mercati che sono fatti anch’essi da persone vere. Ed anche loro vanno studiate, in quel caso nei loro bisogni sia razionali che emotivi. Tuttavia, anche se apparentemente sembrerebbe di no, anche nel mio settore l’A.I. conta tantissimo, basti pensare alla social A.I. dei social con cui giornalmente faccio a gara per superarne i limiti imposti soprattutto a chi smarmella i contenuti, consequenziali alla propria strategia di content marketing, sui vari Facebook, Linkedin, Instagram ecc… in modo organico, senza passare dalle Ads. Si tratta di una guerra impari ma affascinante in cui cerco di comprendere come funziona l’A.I. dei social, per ovvi motivi segreta. Da un lato, ad esempio, scoprendo che l’A.I. asseconda la parte più ancestrale della mente umana e cioè preferendo (e quindi dando maggiore visibilità) a quei contenuti che attirano l’attenzione portando ad una reazione istintiva. Una cosa che può essere sfruttata chiaramente a proprio vantaggio attraverso contenuti mirati che, nella migliore delle ipotesi, possono diventare anche virali. Constatando però, allo stesso tempo, la difficoltà e spesso l’impossibilità ancora attuale delle social A.I. di riconoscere da sola il valore etico dei contenuti. Una situazione che non differisce moltissimo con quella della search A.I. perchè Google (che devo pure conoscere facendo SEO per i blog dei miei clienti oltre che di me stesso) sebbene sia molto “avanti” è ancora tutt’altro che infallibile da questo punto di vista.

E poi c’è un altro ruolo da parte degli algoritmi nel mio lavoro, che è quello dei tool di analisi. La loro A.I. è anche in questo caso un aiuto concreto che velocizza e facilita il mio lavoro, ad esempio quando attraverso tool come Ubersuggest o Mension indago i competitor di un determinato brand o le discussioni in giro per la rete, in modo da intercettare bisogni o problemi a cui nessuno ha ancora pensato di rispondere. Tuttavia anche in questo caso la A.I. è ancora troppo “stupida” per bastare: i dati che abbiamo tutti a disposizione, banalmente attraverso la nostra piccola lista con newsletter annessa o scrutando i big data forniti dai social business manager che consentono di impostare campagne mirate a pubblici molto specifici, non sono sufficienti a comprendere pienamente le dinamiche del mercato. Anche perché si tratta di un lavoro qualitativo: le A.I. sono bravissime con i numeri ma meno brave con le emozioni. Anche se esistono modelli che riescono a descriverle in bit, non sono in grado di comprenderle davvero, posso darci solo sommarie indicazioni ma sta a noi comprenderle davvero per poi, in base a queste, prendere decisioni.

Ma questo è sicuramente un bene perché significa che l’A.I. è secondaria (e quindi controllata) dall’intelligenza umana. Ovviamente spero che si possa agire (con la regolamentazione) in modo che lo sarà sempre.

Uno degli sviluppi più interessanti dell’intelligenza artificiale è legato alla creazione dei contenuti, basta vedere all’impatto che GPT-3 ha avuto nel mondo. Nel settore dei social, quanti contenuti sono scritti da AI, secondo te?

Ne ho sentito parlare ma non sono molto informato, sinceramente. Andrò ad indagare, tuttavia sono un po' scettico sull’effettiva utilità di questi algoritmi per i motivi che ho già espresso prima. Così come l’A.I. non è ancora in grado di capire davvero le emozioni umane, stento anche a credere che possano esprimerle davvero attraverso le parole, riproducendo fedelmente lo stato d’animo umano, nel mio caso di chi fa personal branding.

Però similarmente, ed infatti non è una bocciatura, sono convinto che queste tecnologie possano essere un aiuto, una guida, un modo per far risparmiare tempo ai content creator. Un po' come già avviene con gli algoritmi di traduzione, sempre più potenti e precisi, ma che ancora non bastano totalmente. Avendo avuto la fortuna di essere stato amico e collaboratore di John Peter Sloan, conosco alcuni tra i migliori interpreti e traduttori dall’inglese e viceversa che mi hanno confessato che loro stessi usano algoritmi di traduzione, e non se ne vergognano, ma mi hanno rivelato anche che non si sognerebbero mai di tradurre un testo senza una completa e profonda revisione anche perché le traduzioni efficaci non sono mai letterali.

Ecco perchè credo che ciò valga anche per i nuovi algoritmi di cui parli, perchè sarebbero produzioni letterali e cioè “fredde”, cioè che non tengono conto del fatto che molte espressioni usate nel linguaggio spesso sono slang che, per definizione, oltre a trasferire un messaggio, trasmettono stati d’animo e tone of voice impossibili da riprodurre da parte di una macchina.

Quale pensi sarà il futuro della tua professione, sarà legato agli sviluppi dell’AI?

Sicuramente sarà legato, ma credo (e spero) non in modo così decisivo da mettere in dubbio l’esistenza stessa della mia professione. Non credo che l’A.I. sarà in grado di essere una copia perfetta dell’uomo. Quanto meno finché non raggiungerò l’età della pensione! :) Poi chissà…

Qual è, secondo te, la più grande rivoluzione che l’AI ha introdotto o sta introducendo nel tuo mondo?

Come scrivevo prima l’A.I. rappresenta un validissimo aiuto, un supporto che consente di ridurre enormemente i costi e di risparmiare tempo e fatica. Gli algoritmi consentono di raccogliere e catalogare dati in tempi che per noi umani sarebbero bibblici. E poi anche sul fronte dell’analisi, sono un aiuto concreto perchè estrapolano loro stessi i dati più rilevanti da una quantità di dati molto maggiore, consentendo a noi esseri umani di comprenderli dandogli un senso, e consentendoci di prendere delle decisioni che diversamente sarebbero molto più faticose se non impossibili.

Quindi per me la maggiore rivoluzione è questa.

Tuttavia per l’attività di nicchia che svolgo giornalmente e che consiste nell’aiutare imprenditori, consulenti e piccole partite iva a posizionarsi con un brand efficace nel mercato, non è così evidente. Mi fa risparmiare tempo, certo, ma la maggior parte del mio tempo lo trascorro in ogni caso in attività creative e di analisi che una macchina non può assolutamente svolgere, almeno fino ad oggi.

Quindi sono cautamente ottimista circa la A.I., ma non mi definisco di certo un suo fan sfegatato.

Come ti immagini lavorare con un’AI, in futuro?

Non credo che stravolgerà più di tanto il mio lavoro, lo velocizzerà ancora di più, credo, ma non credo che in futuro sarò costretto a cambiare radicalmente il mio lavoro in funzione della A.I.

Più che nel lavorarci, vedo invece un’evoluzione pazzesca nel viverci, invece.

A volte penso a quando sarò anziano e magari avrò bisogno di una mano in casa. Ecco, credo che A.I. e soprattutto la robotica saranno un enorme aiuto per me e mia moglie tra qualche decennio. Anche se credo (ed anche qui spero) che le migliori chiacchierate, sempre per i motivi legati alle emozioni di cui ho parlato in precedenza, continuerò a farle non con la versione futura di Alexa, di Siri o di “OK Google” ma con mio figlio. :)


Qui trovate qualche riferimento utile su Leo Cascio

Leo Cascio è brand builder, formatore e consulente di personal branding; inoltre è moderatore della community e del progetto formativo e divulgativo dedicato alla crescita ed alla marca personale “Imprenditore Vero”.

Blog: www.leocascio.com

Linkedin: https://www.linkedin.com/in/leocascio/

Autore anche del manuale “Personal Branding sui Social” https://amzn.to/3iiUBn9

Ciao, sono Michele!

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