Intervista

AI Today con Roberto Marmo, esperto di AI

  • Tempo di lettura: 4 minuti

Buongiorno Roberto! Grazie di aver accettato di fare due chiacchiere su AI Today!

Accetto molto volentieri per favorire la divulgazione di questa importante tecnologia.

Raccontami: di cosa ti occupi in questo momento? Quale progetto ti appassiona di più?

Mi divido in due attività: formazione e sviluppo software, così da una parte spiego gli algoritmi e dall’altra parte li uso. Nella formazione ho l’opportunità di incontrare tante persone, che possono portare punti di vista diversi dai miei, è un’occasione di crescita anche per me. Come attività di sviluppo software sto eseguendo analisi dati prelevati da sensori per conoscere come l’utente usa alcuni oggetti piuttosto costosi, per migliorarne l’uso, creare forme di personalizzazione secondo le preferenze personali, predire eventuali guasti.

Come ambito di ricerca universitaria, quando possibile studio gli algoritmi di Adversarial Machine Learning (Apprendimento automatico antagonistico) per compromettere il corretto funzionamento di algoritmi con apprendimento automatico, tramite la costruzione di input specifici in grado di trarre in inganno l’AI, a tal punto da fargli sbagliare clamorosamente una classificazione, per esempio si modifica un’immagine di coniglio in pochi punti specifici in modo che viene mal classificata come immagine di tostapane, mentre senza queste piccole modifiche sarebbe stata classificata correttamente. Così, un malintenzionato può spingere la classificazione verso i suoi obiettivi e saltare il controllo automatico introdotto con AI.

Mi interessa anche la visualizzazione con grafici particolari dei parametri che regolano il funzionamento dell’AI, utili per tentare di capire come viene elaborato l’input da cui spiegare perché sono state prese certe decisioni, molto utile per fare Explainable AI.

Quale ruolo ha l’AI nel tuo lavoro?

E’ sempre fondamentale, fin da quando cominciai negli anni ’80 con il semplice microcomputer Commodore 64. L’ho usata molto nella visione artificiale per il riconoscimento di oggetti in immagini e video, ora la sto usando per l’analisi delle serie temporali e la profilazione dei dati personali.

Qual è, secondo te, la più grande rivoluzione che l’AI ha introdotto o sta introducendo?

Un’importante rivoluzione riguarda la modalità di ragionamento sulle informazioni, in termini di qualità, quantità, rumore presente, adeguatezza, completezza, perché se entra spazzatura in un sistema intelligente ne esce comunque spazzatura.

La rivoluzione che non tanto gradisco riguarda lo sviluppo dell’AI soltanto per fare sostituzione della manodopera umana, preferisco pensare a come aiutare l’uomo per risolvergli i problemi, non vorrei pensare soltanto a sostituirlo con una macchina.

Come racconteresti il mondo dell’intelligenza artificiale in Italia?

L’Italia ha sempre avuto un ruolo fondamentale nello sviluppo dell’AI, anche grazie al pensiero interdisciplinare che riesce ad affrontare il problema tecnico anche dal punto di vista filosofico ed etico. A tal fine, durante la laurea in informatica ho sostenuto anche un esame di Filosofia della scienza, proprio per avere una formazione più completa. Con l’appoggio di questo approccio umanistico, la racconterei in modo da non creare paure nelle persone.

Quali consigli puoi dare alle aziende che vogliono usare AI?

Non bisognerebbe imporre certe soluzioni solo perché sono di moda, per dare un’aria di innovazione, mentre bastano modelli molto più semplici.

Bisogna, innanzitutto, affrontare diverse problematiche. Dal punto di vista tecnico bisogna gestire il possesso dei dati, la quantità dei dati, l’accesso facile ai dati. Occorre avere le adeguate risorse hardware perché serve potenza di calcolo. Dal punto di vista della gestione del personale, i dipendenti non devono avere timore di essere sostituiti da un algoritmo, occorre che i dipendenti mettano a disposizione di altre persone i dati che hanno creato fornendo adeguate spiegazioni, bisogna agevolare il dialogo tra professionalità diverse che potrebbero avere linguaggi non proprio facilmente comprensibili. Infine, bisogna comprendere che addestrare una rete neurale, o altro modello, richiede ore o anche giornate, bisogna accettare i rischio di non trovare una soluzione accettabile dopo avere speso molte risorse.

Infine, nella scelta delle persone addette all’AI bisogna considerare anche l’esperienza maturata, la loro flessibilità mentale e le capacità di relazione personale.

Quale contributo ti piacerebbe dare all’AI?

Mi piacerebbe darlo come formatore, per aiutare le persone a studiare argomenti piuttosto complessi, proprio per questo ho scritto il libro “Algoritmi per l’intelligenza artificiale”. Come sviluppatore per aiutare le aziende a risolvere i problemi tecnici, come ricercatore nello sviluppo di nuova conoscenza a favore del benessere umano.

Qui trovate qualche riferimento utile su Marmo Roberto

Autore del libro “Algoritmi per l’intelligenza artificiale” editore Hoepli, sito web https://www.algoritmiia.it/

Profilo LinkedIn https://it.linkedin.com/in/robertomarmo/it

Sito web www.robertomarmo.net email info@robertomarmo.net

Laboratorio di Computer Vision and Multimedia, Facoltà di Ingegneria, Università di Pavia, sito https://vision.unipv.it

Ciao, sono Michele!

Sono molto felice di saperti qui.
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